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Pattern alimentari salutari e rischio di cancro della testa e collo

Pubblicati i dati di uno studio sull'associazione tra stili di vita alimentari e rischio di cancro della testa e collo (HNC, head and neck cancer); si tratta di un tumore che può colpire la bocca, la lingua, le gengive, la faringe, la laringe, il naso, i seni paranasali e le ghiandole salivari. L’organo che viene colpito più frequentemente è la laringe, seguito da cavo orale e faringe. Si tratta di tumori non infrequenti nella popolazione generale; tra i fattori ambientali di rischio vi è un ruolo riconosciuto per l'abuso di alcool, oltre che per l'esposizione ad alcuni virus, come l'EBV (Epstein Barr Virus) e, soprattutto, l'HPV (Human Papilloma Virus). Poco si sa, invece, sui determinanti dietetici che possono conferire rischio o protezione dal rischio.

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Selenio e vitamina E e rischio di cancro della prostata: presentati i dati conclusivi dello studio SELECT (Selenium and Vitamin E Cancer Prevention Trial)

L'impatto dell'integrazione vitaminica sul rischio di insorgenza di alcuni tipi di tumore è oggetto di studio di trial clinici randomizzati alcuni dei quali in corso ed altri già conclusi. Lo studio SELECT (Selenium and Vitamin E Cancer Prevention Trial) è cominciato nel 2001 arruolando più di 35.000 uomini negli Stati Uniti, Canada e Porto Rico, con l'obiettivo di studiare gli effetti del selenio e della vitamina E sul rischio di cancro alla prostata. Il razionale era quello di confermare alcuni aspetti controversi relativi ai dati di altri due precedenti trial clinici che dimostrarono il ruolo degli inibitori dell'5-alfa-reduttasi nell'abbassare il rischio di cancro della prostata ma che misero in luce un possibile ruolo negativo dell'integrazione sulle forme più aggressive ma rare di cancro. Il trial SELECT ha visto un suo primo end-point nel 2008 ed in quella occasione sono emersi dati sorprendenti che hanno spinto a proseguire lo studio per altri 3 anni. Su JAMA sono stati ora pubblicati i dati conclusivi.

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L'obesità come fattore prognostico in bambini con leucemia linfatica acuta
Domenica 15 Gennaio 2012 11:49

La questione se l'obesità infantile possa essere considerato un fattore prognostico negativo nei bambini con leucemia linfatica acuta (LLA) è ad oggi controversa. In due studi pubblicati nel 2006 (1, 2) non sembrava emergere un'associazione tra eccesso ponderare e riduzione della sopravvivenza totale o libera da malattia. Al contrario in uno studio del 2007 (Butturini et al, 3) su una coorte di più di 4.000 bambini seguiti per 7 anni e ripetuto su una coorte di altri 1.700 bambini seguiti per 6 anni l'obesità al momento della diagnosi è un indicatore indipendente di probabilità di recidiva e di efficacia della terapia. Un nuovo studio (4) su una coorte di bambini brasiliani trattati con il protocollo terapeutico BMF (Berlino-Francoforte-Monaco) e seguiti per un periodo di 19 anni fornisce un ulteriore prova a favore del ruolo prognostico dell'obesità infantile nel determinare l'esito della terapia e la probabilità di recidiva in bambini affetti dal LLA.

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L'attività antiossidante cellulare come meccanismo biologico tumorigenico
Venerdì 21 Ottobre 2011 15:46

I radicali liberi, come è noto, sono ritenuti responsabili di danno ossidativo responsabile di numerosi processi biologici, dall'invecchiamento alla tumorigenesi ed in quanto tali sono oggetto di attenzione mediatica ed industriale, campo quest'ultimo in cui si osserva una continua ricerca nell'individuazione e produzione di alimenti con sostanze antiossidanti; ne rappresenta un esempio significativo il recente battage che ha accompagnato l'introduzione in commercio del cosiddetto “superpomodoro” italiano maggiormente ricco di licopene, il cui ruolo antiossidante è certamente noto ma il cui contributo all'abbassamento del rischio di sviluppare patologie correlate a danno ossidativo non è mai stato stabilito scientificamente su casistiche randomizzate.

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Obesità e carcinoma epatocellulare nel modello murino
Domenica 18 Settembre 2011 07:20

Numerose evidenze epidemiologiche indicano l'obesità come fattore di rischio indipendente per lo sviluppo di alcuni tipi di tumore, in particolare quelli dell'apparato digerente, ma l'esatto meccanismo molecolare attraverso cui l'obesità incide sull'alterazione dei meccanismi di controllo della proliferazione cellulare non è ad oggi noto. Partendo dal presupposto sperimentalmente noto che l'obesità determina una maggiore produzione di citochine e l'instaurarsi di un quadro di infiammazione di basso grado un gruppo di ricercatori ha svolto un esperimento sul modello animale murino per indagare la possibilità che tali citochine proinfiammatorie di derivazione adiposa possano incidere sulla genesi del carcinoma epatocellulare.

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