Si parla di questa pubblicazione su Nature (https://www.nature.com/articles/s41586-025-09025-8) che ha mostrato come le cicatrici mutazionali causate dalla colibactina caratterizzino il cancro del colon (CRC) a insorgenza precoce.
Ma cosa è la colibactina e soprattutto come è possibile attribuire una mutazione del DNA ad uno specifico agente mutageno anche a distanza di anni? La colibactina è una tossina prodotta da ceppi di Escherichia coli portatori dell’isola genica pks, ed è in grado di determinare le cosiddette mutazioni SBS88 (single-base substitution 88) e ID18 (insertion-deletion 18), riconosciute appunto come "firme" molecolari specifiche dell’attività genotossica della colibactina e favorenti lo sviluppo del CRC. La colibactina agisce attraverso un meccanismo di alchilazione del DNA, formando addotti citotossici che inducono rotture a doppio filamento e legami intercatena. Questi danni attivano pathway di riparazione ma gli errori durante questi processi riparativi generano mutazioni caratteristiche.
Studi su modelli di organoidi intestinali umani hanno dimostrato che l’esposizione ripetuta a ceppi pks+ di E. coli induce mutazioni riconducibili a SBS88 e ID18, confermando il nesso causale tra la tossina e queste firme. Analisi su coorti cliniche avevano già rilevato (https://doi.org/10.1158/1538-7445.AM2024-2796) la presenza di SBS88 nel 7-9% dei CRC con un’incidenza significativamente maggiore in pazienti giovani (età mediana 55 anni).
Lo studio attuale ci racconta che i soggetti con CRC sotto i 40 anni hanno una probabilità 3 volte maggiore di avere queste mutazioni rispetto agli over 70. E' anche interessante notare il BMI ≥30 kg/m² aumenta di 3 volte il rischio di mortalità in pazienti con CRC SBS88+: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38252034/ Tutto ciò ci porta ad una conclusione: è importante evitare la sovraccrescita di E. coli nel nostro intestino sin dall'età infantile.
L'E. coli ha una caratteristica, comune a molti batteri gram-negativi ed in particolare ai Proteobacteria: quella di resistere meglio agli antibiotici. Per cui un uso eccessivo di antibiotici nei primi anni di vita potrebbe essere una delle cause (evitabili) di esposizione precoce alla colibactina (ed infatti esistono studi che mostrano una associazione tra esposizione precoce agli antibiotici ed aumento del rischio di cancro, specialmente CRC).
Inoltre non dimentichiamo che, in ottica preventiva, è anche possibile analizzare il microbiota fecale colonico, indagine che rileva, tra gli altri parametri, anche l'abbondanza di E. coli. E chi ha usato o usa il ceppo probiotico Escherichia coli Nissle 1917 (che ha l'isola pks)? Possiamo stare tranquilli, direi: il Nissle serve proprio per ridurre l'E.coli endogeno quindi il suo uso determina comunque un bilancio netto negativo di E. coli. Inoltre le terapie probiotiche hanno una durata limitata e se anche in tale intervallo di tempo la colibactina del Nissle facesse il suo "sporco lavoro" l'esposizione temporale di qualche settimana non modifica il destino di un CRC (come il destino di un k polmonare non è modificato da uno o due mesi di tabagismo).
D'altra parte il CRC sporadico (cioè quello non-ereditario) è una malattia genetica multistep da accumulo: sono necessari diversi "hit" per la trasformazione neoplastica che, proprio per questo, è legata all'età. Ciò detto, ben vengano ovviamente ceppi probiotici di E. coli non patogeno privi dell'isola pks, come il 5C di recente introduzione: attendiamo gli studi clinici che ne attestano le proprietà attese di "anti" E.coli endogeno.
