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Dieta mima digiuno: razionale ed applicabilità in ambito ambulatoriale
Sabato 22 Ottobre 2016 06:20

La restrizione calorica è un meccanismo già noto per i suoi effetti antiaging, promuovendo processi metabolici di protezione dallo stress ossidativo, anti-infiammatori, di ottimizzazione del metabolismo energetico cellulare. Di fatto tutti i modelli animali ai quali la restrizione calorica è stata applicata a fini sperimentali hanno mostrato un incremento della longevità. Valter Longo e collaboratori indicano su Cell Metabolism i risultati della loro ricerca su un modello di restrizione calorica, Fast Mimicking Diet ("dieta mima digiuno", FMD) che prevede cicli di alternanza di 4 giorni di restrizione ipocalorica seguiti da una fase di alimentazione ad libitum (fase di refeeding) nel topo ed uno studio pilota con un protocollo di tre cicli di FMD da 5 giorni al mese nell'uomo.

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Normalizzazione della funzione endocrina intestinale in soggetti con sindrome dell'intestino irritabile
Giovedì 04 Febbraio 2016 09:15

Uno studio pilota, effettuato su una piccola casistica di soggetti con SII, ha indagato i livelli di cellule endocrine che producono serotonina nel colon di soggetti sani e soggetti con SII, prima e dopo l'erogazione di un regime alimentare controllato ed a basso tenore di FODMAPs.

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Il ruolo di GPER nell'omeostasi metabolica
Martedì 13 Ottobre 2015 08:36

GPER ed obesità
Diversi studi hanno messo in evidenza che i topi carenti in GPER sono obesi e caratterizzati da un sostanziale aumento del grasso viscerale, sottocutaneo e perivascolare [1,2,3]. Inoltre, alcuni topi carenti in GPER dopo aver subito ovariectomia hanno evidenziato una ridotta risposta a E2 in termini di effetti sul peso corporeo e numero di adipociti e non hanno mostrato miglioramenti riguardo la tolleranza al glucosio [2].
Vi sono prove a sostegno di un ruolo di GPER nell’adipogenesi [4]. Studi recenti riportano, infatti, un effetto inibitorio mediato da E2 sull’adipogenesi attraverso un meccanismo dipendente dal signaling mediato dal GPER. Inoltre, altri recenti studi indicano che vi è un signaling ipotalamico attraverso GPER che è coinvolta nella risposta anoressica mediata dagli estrogeni [5]. Ed ancora, il G1 (l’agonista sintetico selettivo del GPER) riduce la sintesi degli acidi grassi e l’accumulo dei trigliceridi nelle isole pancreatiche e nelle cellule β sia negli esseri umani che nei roditori.

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Probiotici e steatosi epatica

Per lungo tempo considerata una condizione benigna la steatosi epatica rappresenta oggi un problema sanitario emergente: è presente nel 10-25% della popolazione generale, prevalenza che arriva poi fino al 50-90% dei soggetti obesi; è di frequente riscontro anche nell'obesità infantile. Viene spesso scoperta come reperto ecografico occasionale durante un'eco-addome, ma in realtà molti casi sono associati ad altri dismetabolismi (ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa), configurando il quadro della cosiddetta "sindrome metabolica". Secondo alcuni autori la steatosi epatica non alcolica (NAFLD, non alcoholic fatty liver disease) non è altro che la manifestazione epatica della sindrome metabolica.

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Il rapporto inverso tra BMI e vitamina D circolante: è possibile individuare un nesso di causa-effetto?

Dati epidemiologici indicano che l'incidenza dell'obesità e quella del deficit di vitamina D seguono andamenti sovrapponibili nelle popolazioni occidentali. In particolare, il deficit di vitamina D sta suscitando notevole interesse sulla base delle recenti osservazioni secondo cui soggetti con bassi livelli circolanti di vitamina D risultano maggiormente esposti a sviluppare malattie cardiovascolari, ipertensione, diabete, cancro e malattie autoimmuni (come l'artrite reumatoide). Trattandosi di patologie secondarie anche all'obesità non è inopportuno postulare che l'associazione tra vitamina D e patologie possa essere in qualche modo mediata dall'obesità, la quale potrebbe essere la causa o la conseguenza del deficit di vitamina D. Verranno qui analizzati i dati di letteratura scientifica che hanno analizzato il legame tra obesità e deficit di vitamina D.

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