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Selenio e vitamina E e rischio di cancro della prostata: presentati i dati conclusivi dello studio SELECT (Selenium and Vitamin E Cancer Prevention Trial)

L'impatto dell'integrazione vitaminica sul rischio di insorgenza di alcuni tipi di tumore è oggetto di studio di trial clinici randomizzati alcuni dei quali in corso ed altri già conclusi. Lo studio SELECT (Selenium and Vitamin E Cancer Prevention Trial) è cominciato nel 2001 arruolando più di 35.000 uomini negli Stati Uniti, Canada e Porto Rico, con l'obiettivo di studiare gli effetti del selenio e della vitamina E sul rischio di cancro alla prostata. Il razionale era quello di confermare alcuni aspetti controversi relativi ai dati di altri due precedenti trial clinici che dimostrarono il ruolo degli inibitori dell'5-alfa-reduttasi nell'abbassare il rischio di cancro della prostata ma che misero in luce un possibile ruolo negativo dell'integrazione sulle forme più aggressive ma rare di cancro. Il trial SELECT ha visto un suo primo end-point nel 2008 ed in quella occasione sono emersi dati sorprendenti che hanno spinto a proseguire lo studio per altri 3 anni. Su JAMA sono stati ora pubblicati i dati conclusivi.

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Fenilchetonuria ed iperfenilalaninemia in gravidanza e rischio di sequele neonatali
Mercoledì 01 Febbraio 2012 11:32

La fenilchetonuria (PKU) è una malattia metabolica a trasmissione autosomica recessiva caratterizzata da mutazioni a carico del gene per la fenilalanina idrossilasi; il deficit determina accumulo dell'amminoacido fenilalanina che risulta neurotossico. Se non trattata con opportuni accorgimenti dietetici la PKU determina ritardo mentale di grado variabile ed altre condizioni di interesse neurologico, assenti invece nei soggetti con dieta il cui contenuto di fenilalanina sia strettamente controllato. Un gruppo di ricercatori ha revisionato la letteratura scientifica con l'obiettivo di quantificare l'insorgenza del fenotipo PKU in bambini geneticamente sani nati da madri con fenilchetonuria trattate e non trattate durante la gravidanza.

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L'obesità come fattore prognostico in bambini con leucemia linfatica acuta
Domenica 15 Gennaio 2012 11:49

La questione se l'obesità infantile possa essere considerato un fattore prognostico negativo nei bambini con leucemia linfatica acuta (LLA) è ad oggi controversa. In due studi pubblicati nel 2006 (1, 2) non sembrava emergere un'associazione tra eccesso ponderare e riduzione della sopravvivenza totale o libera da malattia. Al contrario in uno studio del 2007 (Butturini et al, 3) su una coorte di più di 4.000 bambini seguiti per 7 anni e ripetuto su una coorte di altri 1.700 bambini seguiti per 6 anni l'obesità al momento della diagnosi è un indicatore indipendente di probabilità di recidiva e di efficacia della terapia. Un nuovo studio (4) su una coorte di bambini brasiliani trattati con il protocollo terapeutico BMF (Berlino-Francoforte-Monaco) e seguiti per un periodo di 19 anni fornisce un ulteriore prova a favore del ruolo prognostico dell'obesità infantile nel determinare l'esito della terapia e la probabilità di recidiva in bambini affetti dal LLA.

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